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CRONACA

Operazione Spartaco, indagati in 9 tra cui imprenditori agricoli ed avvocati lametini

Agli indagati è stato inoltre contestato anche il reato di autoriciclaggio. Per tale ragione, la procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Lamezia il sequestro di beni fino al valore di 835.000 euro, ritenuti l’illecito profitto derivante dalle attività estorsive e di autoriciclaggio.

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Mercoledì 19 Giugno 2019 - 11:27

Sequestro preventivo di beni per 423.000 euro e notifica di 9 avvisi di garanzia per estorsione. Si è conclusa così l’operazione Spartaco del gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme che ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, emesso dal gip del tribunale, nei confronti degli imprenditori agricoli Statti, e di altri 7.
Si tratta della prosecuzione ed evoluzione delle indagini che nel giugno del 2017 avevano già portato alla notifica di altri provvedimenti cautelari, annullati poi dal tribunale della libertà di Catanzaro con ordinanza successivamente cassata dalla suprema corte, su ricorso proposto dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme.
Per i fatti relativi a quel procedimento penale, in cui Statti è imputato per il reato di estorsione commessa a danno di 23 dei suoi dipendenti, la procura aveva già chiesto il rinvio a giudizio. Il gruppo della guardia di finanza di Lamezia, sotto la direzione della procura, ha effettuato ulteriori approfondimenti che hanno consentito di accertare come i due si sono resi responsabili di altre condotte estorsive nei confronti di ulteriori 14 dipendenti.
Sono al vaglio, inoltre, anche una serie di azioni volte ad inquinare le prove esistenti a carico degli indagati, ragion per cui sono stati sottoposti ad indagine anche due avvocati del foro lametino e la segretaria degli stessi imprenditori.
In particolare, è stato riscontrato che nel momento in cui la Guardia di Finanza iniziava ad assumere informazioni dai dipendenti dell’azienda agricola da loro gestita, Statti, venuto a conoscenza delle dichiarazioni che erano state rese, oltremodo indizianti per la sua persona - faceva sottoscrivere ai suoi dipendenti degli atti di conciliazione a mezzo dei quali questi ultimi attestavano di voler rinunciare ad ogni legittima pretesa verso il datore di lavoro maturata nell’intero arco temporale del rapporto lavorativo, accettando esigue somme che l’imprenditore riconosceva loro quali asseriti emolumenti dovuti e non erogati in precedenza.
Agli indagati è stato inoltre contestato anche il reato di autoriciclaggio. Per tale ragione, la procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Lamezia il sequestro di beni fino al valore di 835.000 euro, ritenuti l’illecito profitto derivante dalle attività estorsive e di autoriciclaggio.




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