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CRONACA

All’Asp di Catanzaro anche dopo Quinta Bolgia «una gestione “superficiale” e comunque non in linea con i principi di trasparenza e legalità»

Pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il decreto con cui l'amministrazione dell'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro è stata commissariata per 18 mesi

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Martedì 08 Ottobre 2019 - 18:25

Pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il decreto con cui l'amministrazione dell'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro è stata affidata per 18 mesi, a partire dal 13 settembre (quindi la scadenza è fissata al 13 marzo 2021), alla commissione straordinaria composta da Domenico Bagnato (prefetto a riposo), Franca Tancredi (viceprefetto) e Salvatore Gullì (dirigente di seconda fascia Area I).

Nella relazione dell’11 settembre del ministro dell’Interno, Lamorgese, si fa esplicito riferimento all’operazione giudiziaria «Quinta  Bolgia» del novembre 2018, con successivo invio da parte del Prefetto di Catanzaro della commissione d’accesso che, come da prassi, ha depositato le proprie conclusioni il 31 maggio, sulla scorta delle quali il Prefetto, sentito nella seduta del 20 giugno il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del procuratore aggiunto delegato dal procuratore della Repubblica – direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e del procuratore distrettuale di Catanzaro, ha trasmesso una relazione di 40 pagine il 21 giugno allegata al decreto ma con più pagine di omissis.

Se l’aspetto giudiziario è andato avanti rivedendo la posizione di diversi tra i 24 indagati, si ricorda come «l'azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, che ha un bacino di utenza di 80 comuni ed eroga prestazioni sanitarie ad una popolazione di circa 370.000 abitanti, è un ente pubblico di notevoli dimensioni con circa 2.000 dipendenti ed un fatturato nell'anno 2018 di 600 milioni di euro», trovandosi «in un contesto socio ambientale caratterizzato dalla radicata presenza della criminalità organizzata che ha esteso la propria sfera di ingerenza alle attività economiche ed alla gestione della cosa pubblica».

Si punta il dito così contro gli affidamenti del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118, il «controllo della struttura anche per lo stato di soggezione del personale medico e paramedico» in merito al pronto soccorso dell’ospedale di Lamezia Terme, cui si aggiunge che «alcuni dirigenti e dipendenti dell’azienda sanitaria provinciale risultano coinvolti non solo nell'operazione di polizia giudiziaria da cui è scaturito l'accesso, ma anche, a vario titolo, in ulteriori procedimenti penali relativi a gravi delitti quali turbata libertà degli incanti, peculato, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale ed altri», lamentando i numerosi affidamenti diretti non giustificati e «il “frazionamento artificioso della spesa”, che hanno comportato una sostanziale elusione della normativa antimafia» poiché «alcune delle ditte affidatarie sono risultate destinatarie di informative interdittive o del diniego di iscrizione nella “white list”, mentre per altre società sono emersi precedenti penali e di polizia a carico dei titolari».

Inoltre «gli accertamenti esperiti dalla commissione di indagine tramite la banca dati nazionale antimafia hanno altresì messo in luce che l’azienda sanitaria provinciale ha richiesto solamente 3 informazioni con riferimento ad un unico contratto di appalto e che per circa 20 imprese affidatarie di lavori o servizi non è mai stata effettuata alcuna richiesta di informativa. Al riguardo, è significativo che le imprese in argomento - alcune delle quali destinatarie di provvedimenti interdittivi ed altre riconducibili, a vario titolo, a sodalizi criminali - al momento dell'accesso ispettivo, risultavano ancora iscritte nell’elenco dei fornitori dell'azienda sanitaria».

Secondo la relazione anche dopo Quinta Bolgia nell’Asp di Catanzaro non si era provveduto a trovare la retta via: «dopo l'assegnazione ad altro ufficio dell'unico funzionario abilitato all'accesso alla banca dati nazionale antimafia - a seguito del suo coinvolgimento nell'indagine giudiziaria «Quinta  Bolgia» - l'azienda non ha provveduto alla relativa sostituzione, circostanza che, sintomaticamente, attesta il permanere di una gestione “superficiale” e comunque non in linea con i principi di trasparenza e legalità».
Gi.Ga.




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