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ISTITUZIONE

Senza l'unità sindacale e con i richiami dei revisori dei conti continua il percorso della contrattazione integrativa 2017 al Comune di Lamezia Terme

Ieri il duo commissariale alla guida del Comune di Lamezia Terme ha deliberato di autorizzare segretario generale e dirigenti a sottoscrivere l'accordo

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Mercoledì 09 Ottobre 2019 - 10:10

Ieri il duo commissariale alla guida del Comune di Lamezia Terme ha deliberato di autorizzare «la delegazione trattante di parte comunale – composta, ai sensi della deliberazione della Commissione Straordinaria n. 280 del 21 dicembre 2018, adottata con i poteri della Giunta Comunale, dal Segretario generale che la presiede e dai dirigenti dell'Ente – a sottoscrivere l'accordo decentrato relativo alla contrattazione collettiva integrativa del personale non dirigente, annualità 2017, allegato alla presente deliberazione per costituirne parte integrante e sostanziale». Dagli allegati emerge però che non c’è la firma di tutti i sindacati (presenti Cgil, Uil, Diccap e Rsu, manca la Cisl che con il Comune ha un contenzioso legale aperto) ed oltre al problema dell’assenza di un segretario generale stabile, vicenda che negli ultimi anni ha colpito via Perugini, anche dai revisori dei conti si richiama all’ordine amministrativo il Comune per quanto riguarda gli atti da produrre.

La terna dei revisori ricorda che «l’Ente ha l’obbligo di pubblicare, sul proprio sito istituzionale, i contratti integrativi stipulati, unitamente alla relazione tecnico – finanziaria e alla relazione illustrativa, certificate dagli organi di controllo interno, nonché le “specifiche informazioni sui costi della contrattazione integrativa” annualmente trasmesse al ministero dell’Economia e delle Finanze» oltre che «la pubblicazione deve essere di carattere permanente e deve garantire la trasparenza». Su tale ambito il Comune di Lamezia Terme risolve il tutto con un link al sito nazionale dell’Aran, ma che non può andare oltre al 2016 essendo stato l’ultimo anno andato avanti regolarmente.

Dell’assenza degli atti che giustifichino il calcolo e la liquidazione della contrattazione decentrata fa espressamente riferimento ancora il collegio dei revisori: «le risorse previste per l’incentivazione secondo la disciplina dell’art 15 del Ccnl 1° aprile 1999 devono essere destinate alla promozione di effettivi e significativi miglioramenti dei livelli di efficienza e di efficacia dell’attività dell’ente, nonché nella quantità e/o qualità dei servizi istituzionali offerti». Su questo aspetto a giudicare non sono però i cittadini o gli organi di indirizzo politico (al netto di dichiarazioni programmatiche estemporanee da campagna elettorale) poiché «i compensi relativi alla produttività individuale e collettiva devono essere sempre corrisposti a conclusione del periodico processo di valutazione e controllo delle prestazioni e dei risultati, secondo il sistema di misurazione e valutazione delle performance in vigore nell’ente». 

Servono quindi organo indipendente di valutazione, piano delle performance ed obiettivi ben chiari, approvati con atti amministrativi e non solo auspicati, ma se negli ultimi 2 anni la terna commissariale non è stata capace di approvare gli strumenti contabili nei termini previsti (anche il bilancio consolidato 2018 non è stato approvato entro il 30 settembre, per come imposto dalla legge), lo stesso organo di controllo sollecita di «porre in essere le procedure necessarie ed atte ad evitare ritardi nella stipulazione del contratto, essendo questo il necessario presupposto di legittimità all’erogazione degli emolumenti, soprattutto per la parte variabile del fondo e comunque per la parte residuale destinata alla produttività».

In ballo infatti ci sarebbero 1.533.285,41 euro previsti nel 2017, dovendo però coprire risorse stabili (1.401.986,75) e variabili (651.787,44) al netto di una riduzione di 54.803,38 per non superare l’importo del 2016 rimanendo nei confini della norma vigente. La proposta stilata chiude a 1.181.894,63 tra somme già erogate e quelle previste a consuntivo 2016, con 351.390,78 euro da ridistribuire sul fondo produttività.

L’altra faccia della medaglia è l’attuale situazione di organico in via Perugini, con il Comune che non avendo fatto “i compiti a casa” (ovvero presentato i documenti necessari, approvati nei termini previsti, alla commissione ministeriale) non ha potuto ad oggi poter neanche attuare quanto previsto nei piani del fabbisogno triennale. Con 2 soli dirigenti in servizio dal mese prossimo, e nuovi pensionamenti nel primo semestre 2020, anche la relazione sulla contrattazione decentrata rimarca come «è impossibile assicurare un servizio minimo senza compromettere il diritto dei dipendenti allo sciopero». 
Gi.Ga.




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